La Città Vuota

Out of the blue

La Città Vuota

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La Città Vuota

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La Città Vuota

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La Città Vuota

Out of the blue

Sinossi

Un uomo si risveglia ritrovandosi completamente solo. Il suo nome è Faber, l’unico pezzo che gli rimane ancora integro, oltre l’abisso del disfacimento e del vuoto che lo divorano da ogni parte. Tutti i luoghi, le intercapedini e i riferimenti della sua vita si sono svuotati di colpo di qualsiasi sentimento e parvenza creaturale, ostentandogli contro un muro assoluto di staticità e di mutismo, per ogni prospettiva e direzione intrapresa.

Questo quadro così spaventoso, che imprigiona di colpo le dinamiche della sua esistenza, è tutto quello da cui noi partiamo per l’immersione profonda nell’architettura complessa di questo universo improvviso e tentacolare. Ogni passo nelle rovine di questo interregno, sarà impregnato di un silenzio arcano, che pare appartenere all’incubo di una civiltà estinta da una maledizione secolare. Gli stessi elementi in moto e contrappunto, come l’acqua, il fuoco, la luce, il vento, il suono della parola, sembrano negare la loro abituale grammatica di riverbero e compassione

Nell’immolarsi nelle cavità di uno spazio così fobico e atomico, Faber precipita nella voragine dell’ansia, sfiorando il polso gelido delle cose finite e delle loro risonanze spettrali, alla ricerca del pulsare di un’ ultima vena, che lo rincuori contro i segmenti minacciosi del grande labirinto.

Ma dove starà andando, adesso? Quali saranno i suoi programmi? E il confine tra i richiami reali da quelli più astratti? Saranno queste, forse, le sue domande, che ogni tanto smuovono questo fondale limaccioso, oltre la patina viscosa del suo sedimento. Quello che tacciono e negano i suoi luoghi, nel regime totalizzante del loro negarsi, viene compensato da alcune preziose interferenze, dove la vita sembra di colpo ritornare in un suo abbrivio, nel gorgo cupo di uno spavento o di una regressione di intimità: la fiamma fioca di una lampada, uno scintillio di coltelli, le risonanze metalliche di una carrozzeria, una telefonata di una ragazza alla radio, una bambola rotta in un autobus granturismo.

Come tacciono i luoghi tumulati dall’incantamento, allo stesso tempo si riverberano frammenti taglienti di un solo cristallo appena infranto, che ogni tanto accentuano la loro vibrazione riassumendo nella loro eco una forma emozionale di una luminescenza sempre diversa: come accade con la figura di Laura, protagonista enigmatica femminile, a volte contemplata nel tocco leggero delle sue palme sulle palpebre di Faber, dalla piena del vortice e dell’agonia di un abbraccio, a una confidenza adolescenziale svelata dallo schermo di un televisore difettoso o di una volta stellata. O come quella di Karl, presenza corsara e controversa – da proprietario di una vecchia bottega di un centro storico, a collezionista di macchine d’epoca – che a differenza di Laura sarà percepito in un presente ancora più concreto e pietroso, rispetto ai riverberi sensibilmente più feerici, nei quali il viso della donna riemerge e svanisce di continuo, in una sua dolorosa intimità di transumanza.

Queste tre figure così diverse e in contrasto tra di loro, si snodano nella storia come affluenti ricolmi di correnti impetuose, dove la linea d’ombra di questo film si intorbida, si rinsangua e si frantuma di continuo. Il viaggio di Faber si conclude nella solitudine di un albergo sul mare, dove pare che confluiscano tutte le parti caotiche e scomposte del domino. La stanchezza e la disperazione lo stanno ormai soffocando, eppure c’è ancora qualcosa che vuole sapere e scoprire, tra l’ultimo filo di trucco negli occhi scuri di una cameriera prima dello smonto, e il magistero di questo teatro tragico, infestato di quinte tenebrose e spettrali. Unico senso inverso e vietato, nella deriva flebile di un ultimo viaggio, o punto fobico di non ritorno.

La tessitura del vuoto: anatomia di un progetto

La città vuota.

Questa storia si smuove e si incammina nel vuoto. Potremmo dire che il personaggio principale che la rappresenta sia proprio la signoria di questo vuoto, nella sua drammatica sostanzialità. Il senso assoluto di questo vortice, indagine agonizzante del mito e dei suoi simboli arcaici, permane dentro il viaggio come elemento attivo e creaturale, che fin dai primi barlumi di interesse al progetto ha orientato le sue traiettorie dentro un canto vivo e controverso della sua specie.

Ogni personaggio ne è profondamente impregnato, così come ogni intercapedine di luogo, di muro e di luminescenza nelle cose e intorno all’aria sparita dalle cose, attraversate solo da quel fendente, come il sibilo spettrale da una feritoia di bara. Ma la costante fondamentale, che attraversa tutte le dinamiche di questo percorso labirintico, è anche quella sospensione di ogni domanda, quindi di ogni sentenza e certezza, per l’impossibilità di fare chiarezza sulle origini occulte del deserto, che continua a spingere Faber verso la follia dell’infinito.

Il tutto rimane soffocato dentro questa vaghezza, che oscilla tra l’incantamento di una fiaba e la coercizione/contrizione della realtà. Faber è il primo e il principale riflesso di questo sfarzo pervadente di annientamento. Ma il vuoto e l’assenza che raccontiamo, sono feroci anche per tutto quello che li ha preceduti: per tutto quello che si è mosso e ci ha commosso, ancora o appena prima di fermarsi e che noi non vediamo ma che avvertiamo attraverso la maschera tragica e modulante del personaggio: la presenza rassicurante delle voci di chi canta e chi cucina da una finestra aperta, i passi sognanti dei fidanzati sulle scale, lo sbattere di una porta, il latrato di un cane, la campana della mezzanotte in una voluta di fumo azzurro, lo scalpiccio del lattaio sulla ghiaia, i salti dei bambini su di una gamba sola, fino al ronzio pomeridiano degli scooter nel dormiveglia. Nel ricordo costante di quei suoni lontani, regna la maestà incontrastata del dolore per ogni crepa e frangente. Per tutto il suono e il varco di possibilità che è stata fino a ieri la vita, anche piccola, per ogni sua futile miniatura, ma ancora più bruciante di quel silenzio statuario del vuoto assoluto che è oggi quella pagina bianca di morte.

Il dolore feroce e inconsolabile de “La città vuota”, sarà sempre commisurato alla fauce aperta della vita, contro la frantumazione di quel passato semplice, forse difettoso, ma ancora troppo unico e divorante per essere ceduto alla storia come un elemento disperso, acquisto sbagliato del rottame di un’auto d’epoca.

Non affiora ancora un senso compiuto, dentro questo affollarsi di tenebre sulle ultime case della provincia, come sugli autobus, sui giocattoli, sul fascino cupo dei boschi e delle strade di un borgo antico, che motivi razionalmente l’interruzione brusca della varietà della vita di Faber, come dei suoi contatti, delle relazioni e contraddizioni, affanni e sicurezze di un tempo fervido e ancora troppo vicino. Faber si è sempre basato sull’altro per misurare i confini della sua identità e per cercare a tutti i costi di estenderli, in una sua particolare egemonia ideologica. Senza l’altro che guarda e che ascolta, si potrebbe non essere così certi di esserci, di pensare e ridefinirsi a due voci: la presenza innocente dell’altro e delle cose che ci muovono e che ci respirano accanto, – e che se feriscono non sempre ci passano subito –, a volte sono la prova tangibile dell’essere vivi. Ogni passo di Faber è quindi il coltello di una domanda lacerante, la ricerca aperta di una spiegazione logica, pretesa da quel territorio sepolcrale di tombe, assassini e penombre, che non ha più voce umana se non la possibilità di alcuni riverberi, che vengono concessi in alcuni tratti del suo cammino, come contraccolpo conteso alla maledizione. Faber si incammina dentro questo vuoto, affondandovi con tutto se stesso come dentro un campo di neve fresca. E tutte le risonanze e le vibrazioni del suo incubo, non lo distolgono dalla furia di sondare ancora, per venirne in qualche modo a capo. Anche gli altri due personaggi del progetto, Laura e Karl, sono incastonati nel cemento di quello stesso impasto.

Le loro voci, i loro sguardi, le loro apparizioni, parlano incessantemente di un tempo che è stato perduto; di un territorio nebbioso dove nulla dovrebbe essere più possibile. Non vi è speranza, ma nemmeno disperazione. Nelle espressioni di Laura e di Karl appare un sottofondo ancora più misterioso, che potrebbe suggerire rassegnazione, indifferenza, se non inconsapevolezza, ma che invece muta di continuo, come se nascondesse ancora un altro strato sottile, un’altra interpretazione sovversiva di quel livello disconnesso di realtà che si sgretola di continuo durante il percorso. La perdita del controllo e della lucidità attraversa invece l’odissea di Faber. La sua continua insistenza è anche il demone che si accompagna alla dentatura scandita dal suo buio: la sua non accettazione della sua unica signoria.

La prigionia che delimita Faber e tutto quello che gli accade è frutto di un ingranaggio per lui ancora occulto, la nuova era paleosismica della sua interiorità. Un gioco macchinoso di leve, di tensioni e smottamenti che sono avvenuti dentro e intorno a lui e nello stesso tempo senza o contro di lui, alle sue spalle. Ma dentro il silenzio di una finestra spenta e poi accesa nella notte nera, dove non c’è più nessuno, non esiste maggiore comprensione di quanto valga e conti ogni singola esistenza.

Faber non si arrende. La sua esasperazione rende il suo percorso e i suoi passaggi densi di un amore per la vita in cui non aveva ancora creduto e che solo attraverso la paura più profonda ritorna con violenza ad abitarlo. Nel moto progressivo di questo cantus firmus e dissonante nel mistero, come in tutti gli addentellati che questo progetto declina, si ritraggono le cose nel loro profondo sentimento di controluce e rarefazione. Gli oggetti e le figure murati, senza funzione, come sottofondo di quello che si è perduto e di cui, misteriosamente, ci si ritrova essenziati, molto di più di ciò che si è già raggiunto. In questa intercapedine nebbiosa di traslucenza, Faber e i suoi compagni di viaggio intessono la formazione di una difficile verità, che spieghi e in un certo senso consoli, quando si è ormai fuori tempo massimo; e che restituisca chiavi, ricordi o guanti da donna dimenticati, contro il freddo polare di una nuova stazione o di un albergo isolato sul mare.

Official Poster



Trailer



"La libertà di un individuo è la principale ragione della sua vita..." - Karl

Troupe

Fabrizio Fiore

Producer, Director, Story

Fabrizio Fiore
Luigi Salerno

Story, Screenplay

Luigi Salerno
Thomas Battista

Director, Camera

Thomas Battista
Giulio Ciancamerla

First Assistant Director

Giulio Ciancamerla
Emiliana Santoro

Set Assistant

Emiliana Santoro
Giada Tosto

Script Supervisor

Giada Tosto
Stefano Petti

Director of Photography

Stefano Petti
Giuliano Tomassacci

Director of Photography

Giuliano Tomassacci
Jacopo Testone

Set Assistant

Jacopo Testone
Alessandro Fiordelmondo

Production Sound Mixer

Alessandro Fiordelmondo
William Piazza

Drone Operator

William
Stefano Centola

First Assistant Camera

Stefano Centola
Azzurra Usai

Set Designer

Azzurra Usai
Cristiana Fasano

SET DESIGNER

Cristiana Fasano
Luisa Alessia Mulè Cascio

COSTUME DESIGNER

Luisa Alessia Mulè Cascio
Francesco Scaramella

Hair Stylist

Francesco Scaramella
Giulia Stronati

MAKEUP ARTIST, SPECIAL MAKEUP FX

Giulia Stronati
Alessia Barbieri

MAKEUP ARTIST, SPECIAL MAKEUP FX

Alessia Barbieri
Massimiliano Antonioli

Production Sound Mixer

Massimiliano Antonioli
Clizia Brozzesi

Storyboard Artist

Clizia Brozzesi
Nicola Bottos

Composer

Nicola Bottos
Eugenio Persico

Editor

Eugenio Persico

 

 

 

 



 

 

Cast artistico

Fabio Pasquini

Faber

Fabio Pasquini
Giancarlo del Monte

Karl

Giancarlo del Monte
Maria Chiara Tofone

Laura

Maria Chiara Tofone

Backstage

22 gennaio 2016 - San Felice Circeo (LT)


 
 
 
 
 
 
 
 

26 gennaio 2016 - Monte Circeo (LT)

 
 
 
 
 
 

8 febbraio 2016 - Arrone (TR), Lago di Piediluco (TR), Ferentillo (TR)

 
 
 
 
 
 
 
 

17 febbraio 2016 - Fidene (RM)

 
 
 
 

6 marzo 2016 - Hotel Vittoria, San Felice Circeo (LT)

 
 
 
 
 
 
 
 

2-3 aprile 2016 - Casteldilago (TR)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

27 febbraio e 12 aprile 2016 - CMT Trasporti (TR)

 
 

28 giugno 2016 - Cascata delle Marmore (TR)

 
 

6 settembre 2016 - Cantalupo in Sabina (RI)

 
 

9 ottobre 2016 - Marcellina (RM)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

27 novembre 2016 - Cantalupo in Sabina (RI)

 
 
 
 
 
 
 
 

25 marzo 2017 - Studio Photografia Autuori&Carletti (RM)

 
 
 
 
 
 

11 maggio 2017 - Ex Orfanotrofio della Marcigliana (RM)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
"...è un senso di pienezza del bello, di qualcosa che trabocchi le grandezze, oltre il limite del sensibile, di quell’ultima gradazione, estrema, del colore..." - Laura

Partner

Cantalupo in Sabina
project 1
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Cantalupo in Sabina (Rieti)
Arrone
project 2
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Arrone (Terni)
San Felice Circeo
project 6
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di San Felice Circeo (Latina)
CMT - Cooperativa Mobilità Trasporti
project 3
CMT è un’azienda attiva nel settore del trasporto pubblico in Umbria
Hotel Vittoria (San Felice Circeo)
project 3
L'Hotel Vittoria è situato sul lungomare di S.Felice Circeo all'altezza dell'omonima torre
Osteria dello Sportello
project 5
A Casteldilago, la tradizione di una cucina gustosa e genuina e una tecnica raffinata
Cabrio d'Epoca
project 4
Auto Storiche di Marca Collezionate per Soddisfare la Passione per le Auto d’Epoca
Antica Conceria Casa Vacanze
project 20
Immersa nel Parco Fluviale del Nera a due passi della Cascata delle Marmore

Cantalupo in Sabina

project 1 detail
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Cantalupo in Sabina. Il paese, di epoca romana, si contraddistingue da vialetti e case piene di ricordi, dal grande palazzo Camuccini, protetto e vegliato dalla chiesa di “Maria santissima Assunta in Cielo” che lo affianca, da immense distese di verde e di alberi di olivo, da piccoli borghi nei quali passeggiare e da ottimi cibi della tradizione locale da scoprire...   www.comune.cantalupoinsabina.ri.it

Arrone

project 2 detail
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Arrone. Il paese fa parte del club I borghi più belli d'Italia. La parte alta dell'abitato conserva l'originale struttura medioevale, con le Antiche Mura, e i tipici stretti e pittoreschi vicoli. Da non perdere ad Arrone anche i festeggiamenti in onore del Patrono S. Giovanni Battista (24 giugno) durante i quali si svolge la "Sagra dell'acqua cotta" presso il centro canoistico e, nel periodo natalizio, la rappresentazione del presepe vivente presso l'antico castello.   www.comune.arrone.terni.it

Hotel Vittoria (San Felice Circeo)

project 3 detail
L'Hotel Vittoria è sito sul lungomare di San Felice Circeo all'altezza dell'omonima torre. Permette al turista di godere le bellezze del posto: il suo promontorio, che sembra immergersi nel mare quasi questo volesse strapparlo alla penisola, la campagna produttrice incessante, lo stesso mare che limpido e tremolante ne accarezza la costa, ora sabbiosa, ora rocciosa, le grotte, le mura ciclopiche, i vasti orizzonti, in un panorama incomparabile che delinea, sullo sfondo, parte della costa campana e laziale...   www.hotelvittoriacirceo.com

Cabrio d'Epoca

project 4 detail
La CABRIO D'EPOCA S.r.l. UNIPERSONALE è stata costituita, con atto notarile in ROMA, il primo Giugno 2012. L'azienda è appena nata ed è ancora in fasce, ma la passione per le auto c'è da sempre ed in particolare per le auto d'epoca. L'accostamento magnetico ed irreversibile al mondo delle auto storiche, è iniziato nei primi mesi del 2008. L'anno successivo, verso la fine di Aprile, è iniziata la collezione di automobili d’epoca con una splendida Mercedes-Benz 220 SE cabrio del 1960 completamente restaurata. Oggi la CABRIO D'EPOCA si affaccia sul mercato delle macchine d’epoca con una decina di automobili suddivise tra auto a noleggio per cerimonie, eventi, film (cinema), fiction (tv) e auto destinate direttamente alla vendita. Tutte le auto storiche sono in perfette condizioni di carrozzeria e meccanica e pronte per qualsiasi evento...    WWW.CABRIODEPOCA.COM

Osteria dello Sportello

project 5 detail
A Casteldilago, a pochi minuti da Terni e dalla Cascata delle Marmore, l'Osteria dello Sportello ospita uno degli esempi più riusciti di ristorante tipico umbro, in grado di unire la tradizione di una cucina gustosa e genuina e una tecnica raffinata nella preparazione delle pietanze. L'Osteria dello Sportello è una delle osterie in Umbria che più si è distinta per qualità dei piatti, sia grazie all'abilità e all'esperienza degli chef, sia alla cortesia e alla calda accoglienza che viene riservata agli ospiti. L'Osteria dello Sportello è il posto giusto per gustare le migliore cucina tipica umbra immersi nell'atmosfera di un antica trattoria. Una occasione per gustare piatti saporiti e ricercati in uno scenario unico: Casteldilago è infatti un antico castello di poggio di origine altomedievale situato su uno sperone roccioso circondato da una valle dove un tempo si estendeva un lago paludoso che ha dato il nome al castello, ed al cui interno nasconde un tesoro architettonico fatto di stratificazioni storiche, prospettive inaspettate, vicoli stretti e tortuosi, rampe e passaggi coperti, da volte e archi di chiara impronta medievale...    www.osteriadellosportello.it

San Felice Circeo

project 6 detail
Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di San Felice Circeo. Il comune si trova nell'agro Pontino, a circa 100 km a sud di Roma ed il suo territorio ha un'estensione di 3.139 ettari. Il territorio comunale si sviluppa in due aree ben definite: il promontorio, 6 km, e la parte pianeggiante. Il promontorio appare da Anzio come il profilo di un volto di un uomo sdraiato, mentre da Gaeta appare come un'isola, l'antica Isola Eea. Lungo la dorsale del promontorio si innalzano le seguenti vette: Vetta di Paola, Picco di Circe (541 m, l'altezza massima sul livello del mare), Punta di Torre Moresca, Punta di Vasca Moresca, Punta del Fortino di Cretarossa, Punta del Semaforo (412 m), Punta dell'Acropoli o delle Crocette (352 m). Inoltre sono presenti vari colli che si elevano nel versante orientale e che circondano il centro storico: Peretto, Guardia Orlando e Monticchio verso nord, Monte Morrone e S. Rocco verso sud. Varie indagini geologiche hanno dimostrato che il promontorio è costituito perlopiù da calcari di vario tipo (cristallini e bianchi, compatti, selciferi con brachiopodi, argillosi). La pianura sottostante il promontorio invece è costituita da sabbie sommerse bonificate durante il periodo fascista. Il promontorio nel quaternario era veramente un'isola e varie ne sono le prove: il ritrovamento sul promontorio di un'arenaria bigia ritrovata poi solamente a 300 metri di profondità, i solchi marini fossili, i segni dell'erosione marina e le informazioni ottenute dallo studio degli strati pliocenici.   www.comune.sanfelicecirceo.lt.it

CMT - Cooperativa Mobilità Trasporti

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CMT è un’azienda attiva nel settore del trasporto pubblico in Umbria e soprattutto nella Provincia di Terni: servizi di linea ordinari ed altri dedicati, dai trasporti scolastici a quelli per persone a ridotta capacità motoria, a quelli dei centri minori e delle periferie. Particolarmente moderno e professionale il settore dei pullman turistici: autobus confortevoli e sicuri, personale esperto e altamente professionalizzato.

www.cmt-mobilita.com - Email: info@cmtsoccoop.com - Telefono: 0744/4479

Antica Conceria Affitto Casa Vacanze

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Immersa nel Parco Fluviale del Nera a due passi della Cascata delle Marmore c’è un’antica struttura, nata come conceria, dove a partire dal 1800 hanno lavorato abili artigiani, fino agli anni ’60. La sua storia continua: nel tempo si è trasformata, ospitando nuove attività: il laboratorio di ceramica “Gruppo dei 4”, che da oltre 20 anni “gioca con la terra, l’acqua e il fuoco”; la Casa Editrice Thyrus, che, tra l’altro, vanta una biblioteca di 12.000 volumi e ampi spazi utilizzabili per convegni e corsi di formazione. Nel centro di Arrone, uno dei borghi più belli d’Italia, in un’ala del vecchio opificio, nascono le case vacanza “Antica conceria”. Gli appartamenti sono nel cuore del Parco Fluviale del Nera, zona naturale protetta di straordinaria valenza paesaggistica a sei chilometri dalla Cascata delle Marmore. I luminosi appartamenti di varia metratura sono arredati con mobili d’epoca, godono di grandi zone giorno, e sono forniti di angolo cottura attrezzato. L’insieme crea un’atmosfera calda e accogliente. Due degli appartamenti dispongono di ampi terrazzi che si affacciano verso l’ampio giardino, dove si possono trascorrere piacevoli momenti di relax. Uno dagli appartamenti è dotato di un camino per romantiche serate invernali. Le case vacanza “Antica Conceria” nascono anche con l’intenzione di accogliere e permettere a chi vuole di mettere “le mani in pasta”, partecipando a corsi di ceramica, fotografia, redazione editoriale, variamente articolati...

www.anticaconceria.com - Email: nobili.an@libero.it - Telefono: 338/3753792
"E se ci perdessimo? Se ci perdessimo, come adesso, i nostri occhi che non sanno più dove stanno...dentro tutto questo dolore?" - Faber